Simone morto a 25 anni, sarebbe diventato presto papà: “Era come un figlio”

Un incidente mortale lo ha portato via dalla sua vita fatta di lavoro e famiglia. Gli volevano tutti bene e sarebbe diventato presto papà

gli volevano tutti bene, Simone è morto nell'incidente
incidente- Foto Pixabay yeslifemagazine.it

Un incidente fatale per il giovane Simone Ricci Picciloni. Aveva cominciato a lavorare come cameriere un anno fa poi era passato a lavorare in cucina. Il suo sogno? Diventare uno chef. Simone Ricci Picciloni, però, non ce l’ha fatta ed è rimasto coinvolto in un incidente nel lughese.

Si è schiantato con la sua Peugeot 107 e nella notte tra sabato e domenica è morto. Aveva 25 anni ed era molto conosciuto oltre che benvoluto nella sua comunità. Presto sarebbe diventato padre ma le conseguenze per il giovane sono state mortali.

La sera dell’incidente aveva lavorato, come sempre, al ristorante in cui stava conseguendo l’apprendistato per diventare cuoco. Si è messo al volante della sua auto ma il suo viaggio si è interrotto in Via Tomba, tra Lugo e la frazione di Bizzuno. La sua automobile è finita fuori strada, in un punto che spesso è luogo di incidenti.

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“Era impossibile non volergli bene”, le parole più commoventi sono del datore di lavoro di Simone

Simone Ricci è morto, sarebbe diventato presto papà
simone-ricci-Foto dal Web yeslifemagazine.it

Sono al vaglio degli inquirenti le cause che potrebbero definire la dinamica dell’incidente. I carabinieri stanno seguendo aggiornamenti e valutazioni sul campo.

Simone era molto conosciuto nella zona e aveva cominciato a lavorare per il Ristorante “L’O di Maiano Monti” circa un anno fa. Sono drammatiche le parole del datore di lavoro di Simone, Mirko Balestri, disperato per l’accaduto.

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incidente mortale per SImone Ricci
ambulanza-Foto Pixabay – yeslifemagazine

Il datore di lavoro avrebbe postato sulla sua pagina Facebook una foto di Simone, con grembiule ed evidentemente al lavoro nella cucina del locale e ha scritto: “Era impossibile non volergli bene anche perché era solito chiamarti “cucciolo…piccolo…tesoro”, con quella vocina affettuosa e quello sguardo dolce che ti toccava perdonargli tutto. Anche il suo consueto ritardo mattutino. Simo era molto sensibile e spesso, si avvicinava chiedendomi un abbraccio. Era come un figlio”.

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