70 anni fa l’omicidio di Silvia Da Pont, vittima di un sadico orco. Una fine terribile

Omicidio Silvia Da Pont Busto Arsizio
Silvia Da Pont (Foto da Instagram) YESLIFEMAGAZINE.IT

70 anni fa l’omicidio di Silvia Da Pont, vittima di un sadico orco. Una fine terribile

Silvia Da Pont venne trovata priva di vita il 28 ottobre del 1951. Scomparve più di un mese prima di quella data, senza lasciare traccia. Fu vittima di un sadico omicida

di Daniela Germanà

25/11/2022

Chi era la giovane Silvia Da Pont

Un fatto di cronaca che sconvolse l’Italia nei primi anni ’50 riguardò la tragica fine di Silvia Da Pont. Ci troviamo a Busto Arsizio. La ragazza aveva solo 21 anni, in buona salute, tanti sogni e tante speranze. Di origini umili, i genitori erano contadini provenienti da Cesiomaggiore, in provincia di Belluno. Era stata assunta in veste di domestica presso la famiglia della buona borghesia dei Nimmo.

Il capofamiglia lavorava per una compagnia aerea e poteva garantire alla giovane Silvia un buono stipendio e una sistemazione dignitosa. La ragazza era benvoluta e trattata con rispetto tanto che i Nimmo, in procinto di trasferirsi nella più frizzante e frenetica Roma, vollero assolutamente che venisse col loro. Immaginate cosa potesse significare per una giovane di un paesino di provincia avere l’opportunità di respirare l’aria di una città pullulante di vita come la capitale. Non stava nella pelle. Purtroppo, Silvia Da Pont non arrivò mai a Roma.

Omicidio Silvia Da Pont Busto Arsizio
Carlo Candiani (Foto da Instagram) YESLIFEMAGAZINE.IT

Silvia Da Pont: la scomparsa della domestica di casa Nimmo

I Nimmo vivevano in una villetta bifamiliare. Al primo piano vi era il loro domicilio. Al piano superiore, invece, vi era l’appartamento laboratorio di Carlo Candiani (70 anni all’epoca dei fatti), benestante, due volte vedovo, ex rappresentante del settore tessile con la passione per la farmacologia.

La scomparsa improvvisa della 21enne di Busto Arsizio

Il 7 Settembre 1951 Silvia uscì per fare una commissione ma non tornò mai a casa. Si pensò a un allontanamento volontario, magari una fuga d’amore. Tuttavia, l’ipotesi venne scartata poiché la giovane lasciò i bagagli con tutti i suoi abiti e risparmi in denaro di 40mila lire. Ma allora che fine aveva fatto Silvia? Passarono le settimane e di lei si persero le tracce. Il 28 ottobre i bambini di casa Nimmo si recarono in cantina per portare con sè a Roma un albero di Natale. Lo spostarono e fu in quel momento che fecero una scoperta terrificante: giaceva proprio là il corpo di Silvia. Pesava circa 40 chili meno del suo peso iniziale e la gonna era tirata su sul suo ventre.

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Angelo Mongelli (Foto da Instagram) YESLIFEMAGAZINE.IT

La scoperta della verità

L’autopsia sui resti della povera donna rivelò che morì di stenti e che era illibata. Non era stata fatta violenza su di lei. Fu il Capitano dei carabinieri Angelo Mongelli a sospettare per primo del vicino di casa, Carlo Candiani. Posto sotto interrogatorio, era caduto spesso in contraddiozione. Alla fine confessò. Si sarebbe invaghito di Silvia e il pensiero che si sarebbe trasferita e non l’avrebbe più vista divenne intollerabile. La stordì con il laudano e la tenne semi drogata per diciotto giorni, alimentandola solo con cucchiaini di latte e vino. Era divenuta la sua bambola di carne e ossa fino al decesso.

Con l’inizio del processo a suo carico, gli avvocati fecero di tutto per ritrattare. Non solo, cercarono di gettare fango sulla vittima, mettendo dubbi sulla sua moralità. Lo stratagemma non attaccò. Candiani venne condannato a 25 anni (ridotti poi a 14 in secondo grado) per ratto con l’aggravante del fine di libidine, omicidio volontario ed occultamento di cadavere. L’orco non vide mai più la libertà. Morì nel 1957 per un collasso cardiaco nel carcere di Parma in cui stava scontando la pena.

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